La società moderna si è caratterizzata – specialmente negli ultimi vent’anni – dalla crescente evoluzione della tecnica che mira all’efficacia e all’efficienza: ciò ha inevitabilmente imposto ritmi e limiti sempre più serrati.
Gli effetti dei questo cambio di passo hanno portato ad una rimodulazione delle capacità cognitive dell’uomo che, per inciso, non può certo raggiungere i livelli delle macchine!
Infatti, ritornando alla tematica principale della cognizione, occorre considerare che il tempo dedicato alla valutazione di un dato, un notizia o un’informazione è direttamente proporzionale alla volontà di approfondire il tutto, insomma a quanto tempo vogliamo “perderci” nella riflessione.
Al riguardo si è evidenziato che la concentrazione media di un individuo sui social, ma anche più in generale nella sua valutazione di una qualsiasi informazione, si aggira solitamente intorno agli 8 secondi. Ciò vuol dire che l’utente, in questo lasso di tempo così breve, legge la notizia, recepisce informazione, la elabora, la valuta e decide se condividerla.
Superfluo dire che quella manciata di secondi non sia assolutamente sufficiente per adempiere a tutte le operazioni suindicate in modo quantomeno consapevole e assolutamente approfondito. Otto secondi non sono sufficienti neanche per leggere veramente titolo e sottotitolo della notizia e qualche rigo iniziale!
Gli esperti della comunicazione sanno che il soggetto comune può a malapena assimilare delle keyword specifiche: questa considerazione porta gli esperti della comunicazione a confezionare con estrema attenzione i concetti chiave, utilizzando opportunamente le parole nel titolo e altre, in maiuscolo, atte a rafforzare il concetto principale.
Per varie ragioni, in questi anni ho avuto occasione di riflettere sulla tematica sviluppando, in autonomia, un concetto utile a definire quello che avviene nel soggetto che si impegna nella valutazione dell’informazione.
Secondo me, infatti, quando un qualsivoglia soggetto riceve una notizia o una informazione e desidera validarla autonomamente, inizia un percorso che può essere più o meno lungo in relazione alla complessità di quanto ricevuto e che lo dovrebbe portare ad affermarne la veridicità.
Pertanto, in esito ad un processo che ha comportato il dispendio di energie e di risorse mentali valutative, ci si ritroverebbe, nel caso di fake news, dinanzi alla scelta di adottare due comportamenti tra loro alternativi: il primo sarebbe una “non azione” ovvero il risultato della scelta di non condividere la notizia in modo tale da limitare, relativamente ai propri contatti, la diffusione della notizia/informazione in questione; il secondo, invece, sarebbe un comportamento attivo concernente la creazione di un documento da immettere in rete che affermi la non veridicità della notizia confutata illustrando il processo logico, le evidenze e la conseguente analisi.
E’ evidente che la lettura del documento prodotto in questa seconda ipotesi richiederebbe, a sua volta, ben più dei classici otto secondi summenzionati!
Ciò significa, in buona sostanza, che il testo degli approfondimenti esperiti non sarebbe letto.
In tale contesto, chiunque rimarrebbe sopraffatto dalla consapevolezza che il suo lavoro di verifica sarebbe destinato a rimanere lettera morta disperdendosi nel mare magnum informativo e che, peraltro, non riceverà alcun tipo di gratificazione.
Di converso, anche qualora la ricevesse, questa non potrebbe assolutamente bilanciare la mole di lavoro mentale sostenuto dal soggetto a beneficio altrui.
Del resto la gratificazione, o rectius l’aspettativa di ricevere una gratificazione, potrebbe orientare i comportamenti degli individui o quantomeno costituire la retribuzione della fatica.
Questo ragionamento è essenziale se si vuole capire perché i soggetti non siano interessati il più delle volte a impiegare il proprio acume, interesse e tempo senza che sia loro riconosciuto un ritorno, sia esso economico o di immagine.
I ragionamenti riportati evidenziano che, anche in considerazione della mole di informazioni in circolazione nelle reti di informazione, non è da ritenersi più applicabile un concetto classico di confutazione di ogni singola notizia, anche in considerazione dell’impossibilità di procedere ad una verifica puntuale, del tempo necessario per gli approfondimenti e per l’assenza di gratificazione per le attività di “denuncia” di quelle infondate. Di qui discende la necessità di addivenire ad un nuovo approccio le cui caratteristiche verranno delineate nel corso della trattazione.

di Francesco Staro
Analista flussi informativi
