Il mese appena passato ha visto la tragica scomparsa dell’ambasciatore d’Italia in Congo Luca Attanasio e del carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci in quella che, ancora per molti versi, resta un’indagine con molti punti interrogativi. Uno fra tutti: la scorta. Mentre proseguono, infatti, tra Italia e Congo, le indagini sull’omicidio dell’ambasciatore e del carabiniere, appare sempre più chiaro come il convoglio diplomatico, su cui viaggiavano i due italiani, fosse, tristemente, privo di scorta e di auto blindata.
Nonostante le diatribe nate tra il WFP e la Farnesina sulla responsabilità ultima della missione e del mancato affidamento della scorta, appare, sempre più evidentemente, la necessità, per i viaggiatori, di un’adeguata pianificazione del viaggio all’estero e, ove ritenuto utile, un programma di executive protection.
A questo proposito, il sito ViaggiareSicuri, in prima battuta, ci fornisce una chiara panoramica sui rischi presenti all’estero, indicandoci, nella sezione “Informazioni per le aziende” delle diverse schede paese, la necessità o meno di una scorta o di un security driver in quei paesi considerati high risk dal Ministero degli Esteri. Nonostante il sito gestito dalla Farnesina vada monitorato frequentemente, non è l’unico strumento a nostra disposizione per l’analisi dello scenario paese. Oltre ai siti dei diversi indici di monitoraggio paese (Fragile States Index; Corruption Perceptions Index…), la sezione Foreign Travel Adivce del Foreign & Commonwealth Office britannico è certamente un utile strumento di analisi. Le analisi del FCO, infatti, spiccano per lucidità e sinteticità facilitando, in diverse casi, l’analisi paese presentando i rischi locali con estrema chiarezza.
Una volta assodata la necessità di un programma di executive protection, possiamo, dunque, fare affidamento alle indicazioni fornite dai manuali di ASIS International. In particolare, il manuale “Protection of Assets – Security Management” al cap. 9 identifica le procedure e i passaggi per la costruzione e realizzazione di un buon programma di executive protection in ambito Corporate. Il volume, infatti, ci indica alcuni principi, definiti come la “Philosofy of Protection”, che devono essere guida e riferimento per i security manager e per gli operatori di security, che dovranno mettere in sicurezza la missione del cliente.
Nell’organizzazione di un programma di scorta o executive protection, dobbiamo, dunque, ricordarci alcuni brevi – ma significativi – principi.
- “prevent and avoid danger”: fondamentale, in prima battuta, è l’identificazione di eventuali pericoli, criticità, problemi che possano impattare la missione all’estero del cliente che dovrà essere scortato (manager, executive, tecnico…). Una volta identificati, attraverso un adeguato risk assessment, l’obiettivo dell’ep specialist sarà quello di analizzarne i rischi principali predisponendo le corrispondenti misure di mitigazione del rischio.
- “with proper training, anyone can protect anyone”: se è vero che dietro ad un efficace programma di executive protection risiede un’ottima analisi dei rischi, l’operatore di security non può non essere padrone di alcune skills che gli o le permettano di evitare, ad esempio durante la guida, eventuali criticità o, ad esempio durante una situazione ostile, individuare rapidamente le vie di fuga. Queste skills possono solamente essere apprese attraverso un addestramento, o un training, che permetterà a chiunque, indistintamente, di essere in grado di proteggere il proprio cliente/asset.
- “don’t stop thinking”: inutile ripeterlo, l’executive protection è un “brain game”, “un gioco per cervelloni”. Assalti o attacchi iniziano e terminano con rapidità unica, a tratti sorprendente, che richiede attenzione e concentrazione continua ai minimi dettagli. Il miglior modo per farsi trovare preparati di fronte ad un ostacolo è individuarlo e studiarlo!
- “keep clients out of trouble”: il mantra dell’operatore è sempre uno ovvero evitare rischi non necessari e difendere sempre il cliente con qualsiasi mezzo a disposizione. Uno classico esempio è evitare, o quanto meno distanziarsi il più rapidamente possibile, da zone interessate da proteste, scioperi o manifestazioni.
- “security vs convenience continuum”: compito dell’operatore, ma anche del security manager, è quello di trovare il giusto equilibrio tra livello di sicurezza proposto e livello di confort concesso al cliente. I due concetti, tuttavia, sono antipodali. Se, infatti, il cliente ottenesse un alto grado di libertà negli spostamenti e/o durante il tempo libero, ciò intaccherà, inevitabilmente, il livello di sicurezza concepito per la missione. Sarà, dunque, compito nostro, saper negoziare, con il cliente, il corretto bilanciamento tra il suo confort e la sua sicurezza garantendo, da un lato, gli standard di security richiesti e, dall’altro, i bisogni del cliente.
- “rely on brain”: il muscolo più importante di un programma di Executive Protection è il cervello. Dietro un buon programma di executive protection risiede, dunque, un’ottima progettazione fatta di sopralluoghi, preparazioni di itinerari, gestioni autisti e veicoli. Gli operatori di security sono diventanti, con il passare del tempo, A ciò, gli operatori di security dovranno essere in di bilanciare il giusto mix tra tecnologia (gps tracker, satellitari…) e uomo (istinto, furbizia, analisi, studio…) facendo leva sugli strumenti tecnologici per facilitare lo svolgimento della missione.
Come testimoniano gli eventi in Congo, il mondo è pieno di rischi, rischi che, se non gestiti, possono costare caro alle persone che, malcapitatamente, vi si trovano coinvolti. D’altro canto, come l’ambito aziendale ben testimonia, il mondo è anche colmo di opportunità, opportunità che spesso devono esser colte.
Il compito di noi professionisti della security è quello di farci trovare pronti e risolvere il continuo scontro tra rischio e opportunità consentendo, da un lato, l’attività della nostra Azienda e, dall’altro, mitigando i rischi che di volta in volta incontreremo avendo sempre a mente i 6 principi della “Philosofy of Protection”.
