Il cambiamento è l’unica certezza, lo diceva Buddha l’illuminato e lo abbiamo sotto gli occhi ogni giorno, ma è difficile pretendere che le cose cambino come vorremmo, se continuiamo a farle nello stesso modo.
Fin da quando ho intrapreso i primi passi nel mondo della security aziendale più di venti anni fa, la frustrazione più grande che sentivo (e sento esprimere tutt’oggi) dai professionisti della sicurezza aziendale era quella di vedere la squadra di security sempre considerata come una voce di costo operativo in un budget sempre più stretto.
I ricavi devono aumentare, i costi devono diminuire!
Quante volte abbiamo sentito questa affermazione, davanti alla presentazione di un progetto o mentre ci riducevano il budget? Certo la security comporta dei costi operativi, ma non considerare il suo possibile supporto al business od anche alla strategia della nostra azienda sarebbe non soltanto miope, ma anche un segno di rassegnazione o ad un destino inevitabile che non credo faccia parte del modo di pensare di chi si riconosce in un’associazione come ASIS International.
Alcuni colleghi si accontentano delle proprie cordate, dei passi in avanti che comunque la nostra professione muove in un mondo sempre più complesso, liquido e fragile, che per necessità richiede gestori di problemi, nella convinzione rassegnata di vivere in paese che non riesce a fare riforme da 70 anni. Ma non tutti la vedono così.
Noi, in ASIS Italy, forse affetti da un inguaribile ottimismo italo-americano, continuiamo a pensare che per dare valore aggiunto alle nostre aziende tanta parte del nostro impegno debba essere investita in formazione e strategia, studiando, sviluppando e implementando metriche di valutazione delle performance delle misure di sicurezza che attuiamo, per supportare davvero le attività aziendali e gestire i rischi professionalmente rispondendo alle domande fondamentali?
Quanto è sicura la mia organizzazione? Qual è il livello di sicurezza di cui necessita? Quali soluzioni di sicurezza sono più innovative, efficaci, sostenibili, convenienti?
Si tratta non solo di registrare ed analizzare gli incidenti di sicurezza sistematicamente, ma di identificarne i trend per misurare l’impatto delle misure di security approntate, oggigiorno con il supporto sempre più decisivo – anche in questo campo – di soluzioni di business intelligence. Esattamente come un manager della produzione, come un direttore commerciale, o come un responsabile della qualità il Security Manager deve dimostrare alle aziende la sua ragion d’essere, il suo ritorno sugli investimenti di security (ROSI).
Viviamo tempi di un cambiamento in un mondo sempre più piccolo caratterizzato da globalizzazione, interconnessione ed iper-complessità: i rischi con cui ci confrontiamo, cambiano a ritmi sempre più serrati, basta pensare quanto oggi i rischi che maggiormente minacciano le organizzazioni sono quelli cibernetici, climatici, ambientali e pandemici, che a loro volta genereranno faglie geo-politiche, economiche e sociali.
Cambiano i rischi e con loro cambiano in forma e sostanza i profili dei manager della sicurezza di domani: aziende e governi senza dichiararlo, cercano cyber security manager, esperti di intelligence, travel risk manager poliglotti, ed esperti di corporate governance.
Dobbiamo e vogliamo cambiare giorno per giorno, continuando ad imparare, per rimanere fedeli alla passione che la nostra professionalità richiede. Orgoglio nazionale e standing internazionale sono le parole d’ordine.
Se i primi passi sono sempre l’inizio di ogni grande cammino: eccone tre!
1) continua a studiare: questo mese leggi uno standard od una guidelines ASIS International: sono preziose risorse per tutti i security manager, gratuite per i soci LINK
2) nomina oggi stesso un socio ASIS che ritieni distinguersi per eccellenza nel settore al programma ASIS AWARDS 2021, abbiamo bisogno di apripista. C’è tempo fino al 15 Giugno LINK
3) invita in ASIS un collega che vuoi aiutare a crescere professionalmente: la forza di ASIS è un network di 34.000 soci. Ognuno fa la differenza.
Il cambiamento non è mai doloroso, solo la resistenza al cambiamento lo è. (Buddha)
