in foto: Fonte IRNA – Narendra Modi (Primo Ministro della Repubblica dell’India), Hassan Rouhani (Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran), Ashraf Ghani (Presidente della Repubblica Islamica dell’Afghanistan)
La provincia iraniana del Sistan-Belucistan – parte della più ampia regione storica del Belucistan oggi frazionata tra Iran, Pakistan e Afghanistan – è una delle zone più instabili e inospitali del Paese. Dilaniato dal terrorismo, corroso dai traffici illeciti e cronicamente flagellato da calamità naturali, il territorio rappresenta oggi per Teheran non solo una criticità di ordine interno e un elemento di tensione con il Pakistan, ma pure un’area di confronto tra le ambizioni strategiche di Cina e India.
Il rischio terroristico – di media entità nel resto dell’Iran – risulta invece elevato nella provincia a causa della sua composizione religiosa ed etno-linguistica sui generis; la repressione del governo centrale – che colpisce in particolare l’etnia dei beluci e la minoranza religiosa sunnita – ha infatti portato nei primi anni duemila allo scoppio di un conflitto asimmetrico a bassa intensità che vede opporsi il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) e la Polizia di Frontiera iraniane a molteplici gruppi estremisti locali, le cui rivendicazioni spaziano dal nazionalismo separatista all’onnipresente jihadismo salafita. Particolarmente attive localmente sono Ansar al-Furqan – nata dalla fusione tra Harakat al-Ansar e Hizbul-Furqan – e Jaish al-Adl, formatasi dallo scioglimento di Jundallah. Vicine ad al-Qaeda, le due formazioni sono state designate organizzazioni terroristiche da vari Stati. Fattore di rischio ulteriore è la presenza dello Stato Islamico (IS) al confine tra Belucistan iraniano e Belucistan pakistano.
Non solo terrorismo: la provincia è caratterizzata da un tasso di criminalità particolarmente elevato in ragione della contiguità con Afghanistan e Pakistan; infatti, fiorenti nella zona sono il traffico di esseri umani (soprattutto afghani), il contrabbando di sostanze stupefacenti (in primis oppiacei) e di derivati del petrolio. Ennesima problematica risulta, infine, la piaga dei rapimenti di persona, finalizzati all’estorsione o al rilascio di detenuti.
Non meno rilevante è poi il rischio sanitario legato alla scarsità di acqua potabile, dovuto alla persistente siccità e alla mancanza di infrastrutture idriche adeguate. Oltretutto, l’aridità costante ha portato all’intensificazione di fenomeni atmosferici estremi quali le tempeste di sabbia, la cui stagione – normalmente di quattro mesi – si è recentemente estesa a sei. Sotto il profilo sismico, si evidenzia infine come il territorio sia attraversato da importanti faglie e sottoposto a notevoli sollecitazioni tettoniche, tanto che rilevanti eventi sismici sono stati registrati con cadenza annuale dal 2017 ad oggi.
Nonostante il quadro tutt’altro che favorevole agli investimenti, il Sistan-Belucistan iraniano assume un’importanza geostrategica in virtù della rivalità tra Cina e India nella regione. Per le autorità di Pechino, infatti, il contiguo Belucistan pakistano è un elemento pivotale all’interno della Belt & Road Initiative (BRI) sotto forma di China-Pakistan Economic Corridor (CPEC), in quanto le sue sponde sono lambite dal Mare Arabico, crocevia fondamentale per le rotte marittime del petrolio del Golfo diretto verso i lontani porti cinesi. La Repubblica Popolare ha dunque investito nell’ampliamento del porto di Gwadar con l’obiettivo di interconnetterlo alla regione autonoma dello Xinjiang, per realizzare un corridoio terrestre per il trasporto del greggio che eviti il passaggio delle petroliere attraverso lo stretto di Malacca, abbreviando così la durata del transito e ponendolo entro i propri confini, nonostante i timori per la security nello Xinjiang e nel Belucistan pakistano non siano trascurabili. L’interesse cinese per Gwadar ha però innescato una rivalità tra quest’ultimo e il vicino sbocco portuale di Chabahar, nel Sistan-Belucistan iraniano, rientrato di conseguenza nelle mire indiane in una trama in cui le contrapposizioni tra Nuova Delhi e Pechino si sono sommate ai tradizionali dissidi tra Pakistan e India e alle vecchie ruggini tra Pakistan e Iran. Nonostante la stasi dell’iniziativa di India, Iran e Afghanistan per sviluppare il porto di Chabahar, trasformandolo in un hub legato a Kabul da una rete ferroviaria che bypassi il Pakistan, il porto è stato escluso dalle sanzioni statunitensi all’Iran grazie al suo ruolo attivo nello sviluppo dell’economia afghana e alla sua importanza nel bilanciamento della presenza cinese nella regione, lasciando così intatte le speranze per la realizzazione delle infrastrutture ferroviarie necessarie tra le città iraniane di Chabahar e Zahedan entro il marzo 2022.
di Andrea Mazzocco
Analyst
