Ricordate il primo film che avete visto al cinema? Io non ricordo il giorno esatto o il nome del cinema, ovviamente, ma ricordo che era l’estate del ’79, un cinema all’aperto nella turistica località di Tonfano, in Versilia. Sonnolenta cittadina a pochi chilometri dalla più vivace Viareggio e dalla altezzosa Forte dei Marmi. Ricordo che era una calda serata di fine luglio e proiettavano quello che, anni dopo, sarebbe stato definito come “un classico dell’animazione”: Gli Aristogatti.
Era il mio primo film su di un grande schermo e ho subito amato i suoi personaggi: Romeo, er mejo gatto der Colosseo, doppiato dal fantastico Renzo Montagnani, e poi Duchessa, i micetti Bizet, Minou e Matisse, la gang di Scat Scat, il cattivo Edgar, lo spassoso zio Reginaldo e Napoleone e Layaette. E poi le musiche!! Chi non ha mai cantato “Tutti quanti voglion far del jazz” (“Everybody wants to be a cat”)?
Quella era la magia Disney, quella è la stessa magia di cui oggi, quarantadue anni dopo, con
– ahimé – molti capelli in meno e qualche chilo in più, mi ritrovo a far parte.
È cambiata la magia in quasi mezzo secolo? Indubbiamente sì. Ma è cambiato sicuramente il contenitore che quella magia ha creato e continua a creare. Disney è un ombrello che raccoglie sotto di sé decine di brand: le case di produzione legate all’intrattenimento e alle sale cinematografiche, ovvero Walt Disney Pictures, Walt Disney Animation Studios, Pixar, Marvel Studios, Lucasfilm, 20th Century Studios, Searchlight Pictures, Disneynature e Disney Theatrical Group. E ancora, le case di produzione televisive: ABC, Disney Television Studios, 20th Television e 20th Animation; le stazioni televisive della ABC e Freeform, Disney Branded Television, FX Networks e ABC News. Senza dimenticare National Geographics. E poi gli stores, i parchi, le navi da crociera, i resort.
Tutto questo richiede un team preparato e attento al solo scopo di difendere e proteggere quella magia!
Se gran parte del team Security è di base a Burbank, in EMEA con un team di circa una dozzina di persone, cerchiamo di supportare tutto quello che avviene all’interno dei nostri confini geografici. Dal gennaio del 2017, quando sono entrato in Disney, dopo anni dedicati quasi esclusivamente alla Loss Prevention e all’area retail, mi sono ritrovato a spaziare in infinite situazioni, sempre nuove e avvincenti. Nel mio ruolo di Security Manager seguo una abbondante parte dell’area EMEA, tutta quella che, ad esclusione dell’Italia, viene definita emerging market ed include Est Europa, l’area dei Balcani, la Turchia, Israele, il Medio Oriente e l’Africa. Una area eterogenea per cultura, religione e stile di vita. Un mix di esperienze che mi ha permesso di ampliare le mie conoscenze umane e di crescere come persona prima ancora che come professionista.
Ma cosa fa, nello specifico, un security manager in Disney? Premesso che per anni ho cercato di spiegare il mio lavoro a mia madre, e lei, ancora oggi, è convita che sia un ragioniere (chissà perché, poi?), il mio ruolo è molto vario e difficilmente un giorno è uguale al precedente. C’è una grande parte relativa al lavoro di Intelligence, in supporto alla nostra fantastica Intel Manager di base a Londra, poiché i vari tipi di minacce guidano gran parte delle nostre scelte lavorative quotidiane; la sicurezza per gli eventi come le premiere o i tour, che devono rispettare rigidi protocolli; il supporto alle attività teatrali e musicali a marchio Disney; la messa in sicurezza delle produzioni cinematografiche e televisive; il supporto relativo alla travel security per le testate giornalistiche che si trovano a viaggiare in zone ad alto rischio; gli eventi sportivi collegati ad ESPN come il Boxing Africa e la WAFU Cup; e poi ancora il Crisis Management e la Business Continuity. Il tutto senza trascurare la sicurezza per le varie sedi sparse in EMEA, e quindi ogni attività relativa ad esse: Access control, badging, Security Risk Assessment, Pen Testing e Security Training per i dipendenti e i fornitori.
Dato che nella mia interpretazione del ruolo, il rapporto interpersonale e l’empatia ricoprono un valore altissimo, ho da sempre cercato di sviluppare un rapporto umano e di scambio con tutti i miei colleghi distribuiti nelle varie sedi Disney. Ogni volta che viaggiavo verso un qualunque ufficio della mia area, informavo preventivamente tutti Cast Members di quel sito, affinché fossero informati della mia presenza e disponibilità a bloccare 30 minuti nel mio calendario per un caffè e due chiacchiere faccia a faccia. Questo mi ha permesso di instaurare un rapporto sincero che nel tempo si è dimostrato essenziale anche per le attività di investigation.
La creazione di un network, soprattutto nelle aree più lontane, è fondamentale considerando che non è possibile una mia presenza costante in loco. In questo, ASIS, mi ha aiutato ha creare una rete di contatti con colleghi al di fuori dell’ufficio, nelle varie aree geografiche, al fine di reperire informazioni sulla normativa locale, scambiare idee e sviluppare progetti.
Poiché nel mio nuovo ruolo, negli ultimi anni, ho avuto la possibilità di approfondire aree della security che in precedenza avevo solo marginalmente toccato, nel 2018 ho sentito il desiderio di formalizzare quello che stavo man mano apprendendo, conseguendo quella che universalmente è, e rimane, la certificazione più ambita in ambito di security management, la CPP di ASIS. Ho quindi iniziato un periodo di studio molto intenso, distribuito nell’arco di sei mesi da aprile a settembre. 1800 pagine più dispense e schede informative, spalmate su almeno tre ore di studio giornaliero, weekend e vacanze estive incluse (per la gioia di mia moglie!). Alla fine ho affrontato anche una settimana full immersion a Londra, con una società specifica nella preparazione di tali esami. È stato fantastico, una volta concluso l’esame nella sede Prometric di Milano, vedere apparire sullo schermo l’esito positivo del test. Non mi vergogno a dire che un paio di lacrimucce hanno anche fatto capolino.
Due anni dopo, la PSP è stata la diretta conseguenza della prima certificazione, derivante dal desiderio di approfondire un ramo specifico, quello riferito alla Physical Security. Lo studio, rispetto alla CPP è forse stato meno intenso e il materiale di studio meno “imponente”, ma gli argomenti trattati si sono rivelati comunque complessi e considerare la PSP una mera sottocategoria della CPP è un errore di valutazione che potrebbe portare ad un fallimento, qualora venisse sottovalutata.
Qualcuno comincia già a chiedermi se penso ad ottenere anche la CPI. Perché no, vedremo tra qualche mese.
Per adesso mi concentro sul mio lavoro che in questi mesi è stato completamente stravolto e riassemblato, come quello di molti, causa pandemia, e la mia famiglia, che in smart working mi sto godendo come non accadeva da tanto tempo, soprattutto la mia piccola principessa di 4 anni.
A proposito, sapete qual è il personaggio Disney preferito di mia figlia? Minou, de Gli Aristogatti, ovviamente!
